AGRICOLTURA, BIOEDILIZIA ED ENERGIE RINNOVABILI
RECUPERARE AZIENDE AGRICOLE CON L’ARCHITETTURA NATURALE
La ricerca di un nuovo modo di vita, più sano e naturale, porta molte persone, che hanno vissuto allungo nei centri urbani, alla riscoperta dell’agricoltura, biologica o biodinamica, e di forme di allevamento compatibili con i cicli naturali, realizzando in tal modo una vera e propria riconciliazione culturale e sociale con la campagna.
Aziende agricole dismesse da 50, talvolta da 25 o addirittura solamente da 15 anni, vengono recuperate e riavviate alla produzione. La loro estensione può andare da cinque a diverse centinaia di ettari, e possono essere ubicate in pianura, in collina o anche in montagna. Se situate in terreni alluvionali possono essere composte da una porzione adibita alle coltivazioni orticole, da estensioni a frutteto,  e da oliveti.  Quando si trovano in collina, in passato potevano essere adibite a coltivazioni foraggere per l’allevamento, e magari nella parte alta è ancora presente il bosco. Le aziende situate sulle pendici dei monti possono avere oltre ai boschi, alle querce e ai lecci, anche i castagneti, i ciliegi, le coltivazioni ad orto e foraggere.
(Nella foto un’azienda agricola in fase di recupero e trasformazione in turismo rurale a San Vito)
I fabbricati presenti in azienda possono essere di vario genere. Si va dalla semplice casa agricola rettangolare a un solo piano, con gli ambienti allineati, priva di distribuzione, realizzata negli anni cinquanta,  dotata degli annessi: il magazzino, la stalla, la letamaia, la vasca per l’accumulo idrico, disposti lungo il perimetro esterno del lotto. Fino ai fabbricati realizzati negli anni novanta per svolgere attività di allevamento in grandi capannoni, abbandonati alle prime difficoltà in una paesaggio  suggestivo che chiede rispetto e interventi amorevoli.
Si tratta talvolta di avviare una nuova forma di imprenditorialità che cerca di conciliare attività di tipo diverso: agricole, di allevamento, educative, ma anche turistiche, dedicate alla cura della persona e al benessere fisico e spirituale. Ci sono strutture esistenti da recuperare o da costruire ex novo  e cibo sano da produrre per il consumo o per la vendita agli abitanti delle città .

Prospetto dell’edificio del turismo rurale con il sistema di ventilazione e raffrescamento naturale delle torri del vento
Qui città e campagna si incontrano più facilmente e si inizia a prendersi cura della campagna, inventando un modello virtuoso, una specie di laboratorio che parla di come il pianeta va nutrito e abitato in maniera sostenibile. I fabbricati vanno recuperati con le risorse esistenti, con i materiali locali naturali: i mattoni di argilla, i pannelli isolanti di sughero o lana di pecora;  in armonia con il clima, in modo da accrescere il guadagno di energia termica solare nella stagione fredda e proteggere gli edifici dal surriscaldamento nella stagione calda. L’esposizione dell’edificio deve consentire l’illuminazione naturale degli ambienti e il raffrescamento e la ventilazione senza consumo di energia. Va realizzato un sistema di raccolta dell’acqua piovana da  riutilizzare  per gli scarichi del wc e l’irrigazione, e il verde va progettato perché aiuti ad avere un microclima più confortevole. L’energia pulita, che rende autonoma l’azienda, si ottiene con i sistemi fotovoltaici o con impianti microeolici, mentre i collettori solari consentono di coprire l’intero fabbisogno di acqua calda. In tal modo si afferma un nuovo modo di abitare  e coltivare, che integra l’architettura e l’agricoltura nell’ambiente e nel paesaggio, dove la terra, l’energia, la vegetazione e l’acqua sono elementi che concorrono a costruire benessere e armonia per tutti.
dicembre 17, 2009
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RECUPERARE EDIFICI PER UFFICI CON L’ARCHITETTURA NATURALE

RECUPERARE, DEMOLIRE E RICOSTRUIRE FABBRICATI PER UFFICI
Il recupero di fabbricati adibiti ad uffici o a destinazione mista, in territorio urbano o in area industriale, indipendentemente dalla grandezza è uno dei temi pressanti da affrontare per costruire l’architettura del futuro.
Si tratta spesso di fabbricati realizzati con facciate di vetro, in courten-wall rivestiti in lamiera o materiali di sintesi, con isolanti in poliuretano o polistirolo, dal rendimento energetico molto scadente. In alcuni casi, per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, è sufficiente rimuovere il vecchio involucro e sostituirlo con una nuova parete coibentata meglio.
Ma se si vuole effettivamente migliorare il comfort dello spazio di lavoro e il rendimento dell’azienda occorre una visione e una strategia forte, fatta di innovazione e sostenibilità architettonica.
Si può cambiare l’assetto dell’edificio attraverso il retrofitting, ovvero la riconversione di ciò che già esiste, annullando gli sprechi letali che gravano sul bilancio dell’azienda. Si può anche demolire e ricostruire. E’ conveniente quando si hanno più fabbricati che si possono accorpare, riducendo le superfici disperdenti e ripristinando la permeabilità del suolo. In tal modo si diminuisce anche l’accumulo di energia termica solare nella stagione estiva e si risparmia, talvolta del 90% sulle spese per il condizionamento.
Si può realizzare una qualità superiore degli ambienti di lavoro e migliori condizioni di comfort dello spazio produttivo, semplicemente usando sistemi di condizionamento naturale e spiegando ai dipendenti come funzionano e insegnando loro ad utilizzarli. Se la luce naturale arriva ovunque si azzerano le spese energetiche per l’illuminazione artificiale.
E’ stato provato che migliorando la qualità della vita nel posto di lavoro l’assenteismo si può ridurre del 50% e in tal modo accrescere la produttività dell’azienda. Il comfort può essere raggiunto se gli utenti sanno come funziona la sfera microclimatica dell’edificio, per questo è necessario usare i materiali giusti, studiare i flussi d’aria e progettare la forma degli spazi in accordo con i cicli naturali.
L’azienda deve avere idee chiare, fare uno sforzo e prendere decisioni, agire concretamente con la consapevolezza che può raggiungere gli obiettivi stabiliti, misurare l’ampiezza dei risultati in termini di bilancio, tagliando i consumi energetici, azzerando le emissioni di gas serra. L’architettura sostenibile allora coincide con l’innovazione tecnologica, consente di azzerare consumi giganteschi, vivere e produrre in armonia con il pianeta.
dicembre 16, 2009
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Architettura Mediterranea

L’architettura mediterranea interagisce con il clima
L’architettura ecologica dal contesto europeo a quello italiano
Nel nord America e in Europa l’attenzione dei progettisti sui rischi connessi all’esaurimento delle risorse naturali, al riscaldamento del pianeta e all’esclusione sociale, ha portato a vedere nell’approccio sostenibile un’opportunità per gli architetti, liberando un impressionante potenziale di innovazione. Senza esibire coefficienti di risparmio energetico o “patenti” di ecologicità , molta della produzione architettonica contemporanea  dei due continenti integra i parametri della sostenibilità all’interno dei criteri costitutivi del progetto.
In Germania e Austria, dalla fine degli anni ottanta, si costruisce secondo una logica che mette l’uomo e la sua relazione con la natura al centro della riflessione, attraverso la sperimentazione di un approccio empirico alla sostenibilità . Nei paesi scandinavi, Gran Bretagna e Francia hanno invece messo a punto sistemi di certificazione energetica e ambientale degli edifici, attraverso griglie di obiettivi utilizzate in fase di indirizzo del progetto, valutazione e verifica dell’intervento. Il successo dell’approccio sostenibile all’architettura è legato alla sensibilità dell’opinione pubblica, all’attenzione per le tematiche ambientali, al grado di sviluppo del senso civico.
L’architettura mediterranea si caratterizza per l’attenzione che dedica alla realizzazione di edifici intelligenti che hanno relazioni con il contesto, con le persone, con buone prestazioni termiche e luminose, che garantiscono efficienza in termini di costi benefici, manutenzione e gestione. E’ un architettura dell’evoluzione autonoma dal punto di vista energetico e dell’acqua, con sistemi d’impiego della luce naturale.
La realizzazione corretta dell’opera dal punto di vista ambientale consente di avere edifici-organismi adatti al clima caldo umido, dalle forme traspiranti ventilanti e schermati per proteggerli dal sole nella stagione calda, che utilizzano la vicinanza del mare e l’acqua, attenti al clima mediterraneo, con spazi intermedi tra interno ed esterno.
E’ un architettura costruita con il verde e l’acqua, realizzata nei paesi della fascia costiera del Mediterraneo e in Sardegna, utilizzando innovativi sistemi di climatizzazione naturale perfettamente integrata nel paesaggio.
agosto 24, 2009
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Abitare ecologico, in un quartiere a Su Stangioni, Cagliari
Abitare ecologico, in un quartiere a Su Stangioni, Cagliari
Sono in molti a chiedersi se partirà la prima esperienza di cohousing a Cagliari, se giovani coppie potranno trovare un’abitazione sana e immersa nel verde ad un costo sostenibile. Se sarà possibile spostarsi da casa per andare a lavoro con il mezzo pubblico o con il car sharing, se nel quartiere sarà possibile usare la bicicletta. Se si potrà fare un gruppo d’acquisto solidale e contenere la spesa per gli alimenti. Se si potrà coltivare un orto urbano.
La risposta è si.
Il Consiglio Comunale di Cagliari ha approvato ad Agosto, dopo un dibattito durato mesi, il piano della zona “Su Stangioni”, che rende possibile costruire a Cagliari case in cooperativa, a costi accessibili, realizzandole secondo i criteri dell’architettura sostenibile.
Ora chi vuole può associarsi alla cooperativa, conoscere gli altri soci condividere un nuovo modo di abitare con spazi e servizi condivisi tra persone amiche con cui progettare la propria comunità residenziale.
Gli edifici ecosostenibili utilizzeranno l’energia solare, e saranno progettati in modo da consentire la riduzione dei consumi energetici per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo. Avranno orientamento ed esposizione che consentirà di sfruttare la luce naturale e i raggi solari per produrre acqua calda ed energia con i pannelli fotovoltaici.
Le case saranno ventilate e raffrescate d’estate in maniera naturale con le “torri del vento” , integrate nel verde, e dotate di sistemi di raccolta dell’acqua piovana che verrà riutilizzata per gli scarichi dei wc e per i giardini.
Il nuovo quartiere sarà collegato al centro città con due linee di metropolitana leggera e avrà un parco di cento ettari. Le case della cooperativa saranno dotate di tutti i servizi necessari: sala polivalente per spettacoli e piccole conferenze, lavanderia, caffè, ecc.
Se i soci della cooperativa lo ritenessero utile, in fase di progettazione potrebbe essere prevista la realizzazione di orti, di altri spazi da condividere, da utilizzare per attività lavorative o per medicine complementari.
agosto 24, 2009
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Architettura sostenibile low-tech, high-tech e sviluppo urbano
Nel campo dell’architettura sostenibile si confrontano oggi diverse tendenze che vanno dai sostenitori del low-tech, che prediligono il legno, i materiali naturali, la terra e i tetti “vegetalizzati”, sino alle archistar dell’high-tech, con le loro spettacolari costruzioni in metallo e vetro, fotovoltaico e tecnologie informatiche.
Occorre rendere merito a Richard Burdett, direttore della Biennale di Venezia del 2006, che ha portato l’attenzione dai singoli oggetti, dalle singole opere di questa o quella archistar alle città , anzi alle megalopoli, ricordando che più del 50% della popolazione mondiale vive nei centri urbani, e che lungo le coste della Cina fra 30 anni si concentrerà  quasi metà della popolazione urbana mondiale.
Quali saranno le politiche urbane di governo di questo fenomeno che può avere effetti distruttivi sia sul piano sociale sia su quello ambientale? E l’architettura che ruolo può svolgere per la salvaguardia degli equilibri ecologici del pianeta? I sostenitori dell’architettura sostenibile ne sono convinti e pensano ad una via di mezzo fra low-tech high-tech, che abbini i materiali della tradizione con i prodotti industriali innovativi e un immagine contemporanea.
Ecco allora che anche il termine architettura bio-ecologica appare chiaro, essa affronta le problematiche legate all’attività costruttiva per garantire il comfort e la salute degli abitanti, per ridurre l’impatto ambientale e la quantità di risorse naturali consumate. A partire dal consumo energetico: si calcola che in Europa l’industria della costruzioni utilizzi il 40% della produzione totale di energia e contribuisca in eguale misura al rilascio di emissioni clima-alteranti.  E il tema dei mutamenti climatici si presenta come una delle maggiori emergenze ambientali non solo per l’area mediterranea, che soffre in diverse regioni di problemi di desertificazione ed esaurimento della risorsa idrica, ma per l’intera Europa.
L’immagine: San Vito, abitazione con i sistemi bioclimatici che utilizzano le volte e le cupole, progetto degli architetti Silvano Piras e Antonio Martire
luglio 28, 2009
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Industria delle costruzioni e consumo delle risorse. Qualità dell’architettura, comfort e clima urbano
Industria delle costruzioni e consumo delle risorse
Considerando anche che circa il 50% delle risorse sottratte alla natura sono destinate all’industria edilizia e di conseguenza il 50% dei rifiuti prodotti annualmente nel nostro continente provengono da questo settore. Appare chiaro che, per tali ragioni, il futuro dell’industria delle costruzioni e del nostro modello urbano, a cui è strettamente connessa, ci riguarda direttamente.
Ancora oggi, l’architettura e l’industria delle costruzioni sono sotto il profilo tecnologico drammaticamente arretrate. Non sembrano toccate dall’evoluzione tecnologica a cui ha dato luogo l’informatica e che ha permeato la nostra vita quotidiana, ne dai processi  di miniaturizzazione e materializzazione che potrebbero portare ad una graduale riduzione dei pesi ambientali (1). Al contrario in questi anni l’industria edilizia ha aumentato nella sua evoluzione la sua materialità e il suo peso ambientale. Un edificio contemporaneo, anche se formalmente innovativo, è in genere profondamente obsoleto dal punto di vista sostanziale.
(1) Giancarlo Allen, l’ARCHITETTURA NATURALE, n° 14, 2002
Qualità dell’architettura, comfort e clima urbano
La gravità di questa situazione si percepisce soprattutto nelle città . Dove è percepibile nella stagione estiva l’innalzamento delle temperature, l’isola di calore che ormai avvolge tutte le aree urbane, e lo stress termica a cui gli abitanti sono sottoposti. L’ambiente urbano è più caldo dello spazio che lo circonda. Le cause risiedono sia nei materiali utilizzati per costruire i palazzi, che assorbono le radiazioni solari e continuano a rilasciare calore anche nelle ore notturne; sia nelle superfici delle strade e marciapiedi, che si comportano allo stesso modo.
La bolla di calore che circonda i centri urbani è inoltre determinata dalla mancanza di vegetazione e dalla collocazione degli edifici, che impedisce una buona ventilazione e rende difficile il passaggio del vento fra le case. Vanno ricordati anche i danni provocati dagli impianti di condizionamento, che emettono aria calda all’esterno degli edifici e accrescono oltre ogni limite il fabbisogno energetico, provocando un aumento della produzione, e di conseguenza un aumento delle emissioni clima-alteranti.
luglio 8, 2009
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